Pubblicato in Mercati Consumi
Capacità produttiva mondiale di bioplastiche (Fonte: European Bioplastics, Nova-Institute, 2017).

Nel corso della 12ª conferenza europea sulle bioplastiche tenutasi lo scorso novembre a Berlino sono stati presentati i risultati dell'aggiornamento annuale dei dati di mercato raccolti dall’Associazione dei produttori European Bioplastics e realizzato in collaborazione con l'istituto di ricerca tedesco Nova-Institute, da cui si evince una crescita stabile del settore, prevista nella misura del 20% nei prossimi cinque anni. Secondo François de Bie, presidente della European Bioplastics, la transizione verso un'economia circolare a basse emissioni di carbonio, un maggiore sostegno della politica alla bioeconomia e un’accresciuta consapevolezza dei consumatori nei confronti dei prodotti e degli imballaggi sostenibili sono alla base di questa espansione.

La capacità di produzione globale delle bioplastiche dovrebbe aumentare dai circa 2,05 milioni di tonnellate del 2017 ai 2,44 del 2022.

 

La spinta alla crescita arriva da nuovi materiali più performanti

I biopolimeri innovativi come il PLA (acido polilattico) e i PHA (poliidrossialcanoati) sono i principali driver di questa crescita nel campo delle materie plastiche biodegradabili a base biologica. I PHA sono una famiglia importante di polimeri che ha richiesto una certa fase di sviluppo e che oggi finalmente entra sul mercato su scala commerciale, con una capacità di produzione destinata secondo le stime a triplicarsi nei prossimi cinque anni. Questi poliesteri sono al 100% a base biologica, biodegradabili e presentano una vasta gamma di proprietà fisiche e meccaniche a seconda della loro composizione chimica. Anche le capacità produttive del PLA dovrebbero crescere del 50% entro il 2022 rispetto al 2017. È questo un materiale molto versatile con ottime proprietà barriera ed è disponibile in tipologie ad alte prestazioni che lo rendono ideale in sostituzione di PS (polistirene), PP (polipropilene) e ABS (acrilonitrile-butadiene-stirene) in applicazioni più impegnative.

Le materie plastiche a base biologica non biodegradabili, comprese le soluzioni a base biologica PE (polietilene) drop-in e il PET bio-based (polietilene tereftalato), così come la PA (poliammide) a base bio, costituiscono attualmente circa il 56% (1,2 milioni di tonnellate) delle capacità globali di produzione di bioplastiche.

Si prevede che la produzione di PE bio-based continuerà a crescere in Europa nei prossimi anni, mentre quella del PET a base biologica, che pure si prospetta in aumento, negli anni scorsi non ha mantenuto il tasso di crescita anticipato. Invece, l’attenzione si è spostata sullo sviluppo del PEF (polietilene furanoato), un nuovo polimero che dovrebbe entrare sul mercato nel 2020. Il PEF è paragonabile al PET ma è al 100% a base biologica e dovrebbe vantare migliori proprietà barriera e termiche, risultando ideale per il confezionamento di bevande, prodotti alimentari e non alimentari. Nel 2022, si prevede che il PP a base biologica entrerà nel mercato su scala commerciale con un forte potenziale di crescita in un ampio spettro di settori.

 

Il packaging bio-based sempre più forte

Il packaging rimane il settore che assorbe la maggiore domanda di bioplastiche con quasi il 60% (1,2 milioni di tonnellate) del mercato totale nel 2017. I dati confermano anche che i materiali bioplastici sono già utilizzati in molti settori, compresi tessili, beni di consumo e le applicazioni nel settore automobilistico e dei trasporti di agricoltura e orticoltura. Nell'ottica dello sviluppo delle capacità regionali, l'Asia rimane un importante centro di produzione con oltre il 50% delle bioplastiche attualmente prodotte. Un quinto della capacità produttiva si trova in Europa e tale quota è destinata a crescere fino al 25% entro il 2022, grazie anche all'impegno della Commissione europea nella direzione della transizione ad un modello di economia circolare che dovrebbe contribuire ad accelerare il ritmo di crescita e lo sviluppo del settore delle bioplastiche in Europa.

Il terreno usato per la coltivazione delle materie prime rinnovabili necessarie alla produzione delle bioplastiche ammontava a circa 0,82 milioni di ettari nel 2017, che rappresentano meno dello 0,02% della superficie agricola totale di 5 miliardi di ettari, il 97% della quale è stata utilizzata per il pascolo, la produzione di mangimi e prodotti alimentari. Nonostante la crescita del mercato, questa superficie rimarrà intorno allo 0,02%. Ciò dimostra chiaramente che non esiste concorrenza tra le materie prime rinnovabili per alimenti, mangimi e la produzione di bioplastiche.

 

L’economia circolare promuove le bioplastiche

Secondo de Bie, negli ultimi dieci anni l'industria delle bioplastiche è fiorita e si è sviluppata in un settore innovativo in rapida crescita, per cui stiamo assistendo a un numero crescente di grandi marchi che passano da materie prime fossili a materiali a base biologica o all'offerta di soluzioni biodegradabili per i loro prodotti, in risposta alla crescente domanda dei consumatori di prodotti più sostenibili e ad un generalizzato cambiamento nella consapevolezza sull’impatto delle scelte di consumo sull'ambiente. L'industria delle bioplastiche è in grado di soddisfare l’incremento della domanda grazie ai forti investimenti in ricerca e sviluppo realizzate da molte piccole e grandi aziende innovative che concentrano la loro forza sulla realizzazione di prodotti a base biologica progettati sulla base di un’idea economia circolare.

 

 

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